LE RAGIONI DI QUESTO SITO
 (OPZIONE AUDIO in VOCE SINTETICA)  

Se solo volgiamo lo sguardo al panorama della comunicazione com'era 25-30 anni fa c'è da restare sbalorditi dai cambiamenti che ne hanno stravolto il settore.
L'aumento ed il potenziamento degli strumenti creati dalla rete hanno profondamente rivoluzionato tempi e modi della circolazione di idee, immagini e notizie, che ormai viaggiano senza confini alla velocità della luce. Di pari passo si accentuano sempre più le penalizzazioni subite dall'area del csì detto "digital divide" generando, di fatto, condizioni analoghe e molto più devastanti di quelle che, ancor meno di un secolo fa, stabilivano un baratro tra la società degli eruditi e la massa degli analfabeti.

Questa considerazione scaturisce dalla non padronanza del patrimonio tecnico di base indispensabile a quanti, pur avendo voglia e capacità di trasmettere idee, inpout e soluzioni, sono costretti ad astenersene. Facile, d'altro canto, lasciarsi ingannare dalle confortanti statistiche sulle percentuali dell'accesso alla rete, dal momento che quei dati non operano dinstinzioni tra quanti giocano un ruolo attivo (una minima parte) e coloro che si limitano al puro e semplice accesso ai contenuti di Internet. Non si spiegherebbe altrimenti l'abnorme accesso degli aderenti ai social-network, malgrado aspetti inquietanti che pure ne caratterizzano la natura e che fanno dire a Gianni Riotta: 

"Quando usiamo un servizio web gratuito non siamo noi i clienti; siamo la merce" (da "Politica e vita quotidiana nel modo digitale" ed. Einaudi 2013).

E' l'umanità intera che si priva di un fondamentale diritto, che va ben al di là del semplice accesso alla rete, proprio mentre è possibile superare le storiche barriere poste dai vecchi media. Case editrici, produzioni cinematografiche ed emittenti radio-televisive prescindono spesso dal valore dei potenziali collaboratori, preferendo privilegiare soggetti in linea con le scelte redazionali come con esigenze di audience e quindi di mercato.

In Italia, tanto per fare un esempio, il 96% della gente attinge informazioni quasi esclusivamente dai canali televisivi. E dico "quasi" per via del fatto che occorre tener conto di quanti integrano (si fa per dire) i propri aggiornamenti con il ricorso a giornali generalisti, fedeli espressioni di vari gruppi di potere e privi, in quanto tali, delle grandi tradizioni che per secoli hanno caratterizzato i maggiori organi di stampa di molti altri paesi.

Ciò che impedisce a molti di immettere in rete (magari sotto etichetta Creative Commons) materiale proprio è il terrore di doversi misurare con la programmazione. E tanto spiega anche i motivi per cui il 90% delle piccole imprese rinuncia a lanciare un sito. Personalmente ritengo siffatto fenomeno simile alla sindrome ben espressa da Mark Twain nella sua affermazione: "Se spingete un cane in mare la bestiola attaccherà a nuotare; facendo altrettanto con un uomo quello, convinto di non saper nuotare, finirà per affogare. Ecco dove sta la differenza tra l'essere umano e la bestia".

Sono ancora tanti quelli che, ritenendo inaffrontabile il "sarchiapone" della programmazione, si limitano ad intasare i social network e quanti, collocandosi d'ufficio nel girone dell'analfabetismo informatico, replicano in area digitale comportamenti analoghi a quelli del vecchio illetterato costretto a ricorrere all'assistenza dello scrivano.

Spesso, anche se non sempre, chi ripiega su quest'ultima soluzione rischia di esporsi a situazioni molto simili a quelle di un dialogo tra sordi. Il committente finirà per soccombere piegandosi alle imposizioni del professionista, che ha buoni motivi per impegnarlo nel dedalo delle più sofisticate architetture. Nè potrà sottrarsi alle spiacevoli sorprese che puntualmente spunteranno quando si tratterà di saldare il conto.

  

 

C'è, poi, l'alternativa "economica" rappresentata dalla creazione dei siti online, dove ci si propone la scelta tra un certo numero di home page preconfezionate,che si ispirano ad una prassi non diversa da quella tentata daTotò nella prima delle quattro immagini sopra riprodotte. Gli stessi neofiti dell'informatica difficilmente riescono ad affrancarsi dal timore reverenziale indotto dai web designer maniacalmente aggiornati sulle ultime mode strombazzate in rete; tali, addirittura, da sacrificare la sostanza alla forma.

In realtà, creare ed aggiornare le proprie pagine web è addirittura più facile che affrontare semplici lavori sugli editor di testi. Questo file, ad esempio (compresi i suoi collegamenti), è stato redatto direttamente in un editor HTML (l'NVU gratuito, portatile ed anche multipiattaforma) mediante un unico comando; senza nemmeno il bisogno di specifiche attenzioni sulla struttura delle tabelle. Nè mancano, d'altra parte, altri accorgimenti di disarmante semplicità che consentono di trasformare automaticamente nello stesso linguaggio lavori simili a quelli effettuati in un vecchio lavoro che avevo abbozzato in precedenza.

Per averne un'idea basta cliccare su questa icona

 

Occorre, in definitiva, puntare al superamento dei pacchetti preconfezionati. Se questo può essere opzionale per chi intende servirsi della rete a semplici fini commerciali, diventa un autentico imperativo per coloro che, da singoli o in gruppo, puntano ad inserirvi contenuti diretti alla condivisione.

Internet in sè non è buono nè cattivo; tutto dipende (al pari delle altre tecnologie che hanno segnato la storia del nostro sviluppo) dall'uso che se ne riesce a fare. Se dimentichiamo la nostra caratteristica di "omo faber" ci troveremmo imbrigliati in una rete simile al paese dei balocchi di "pinocchiana memoria". Sprecheremmo il nostro tempo, che altri tesaurizzerebbero; come già avviene con la crescente sostituzione del software open source da parte dei servizi online.  

Ho approntato questo sito per incoraggiare quanti, pur senza rinunciare ai social-network, intendono produrre materiale senza dover per forza sottostare alle camicie di forza di chi, ospitandoci, lo fa senza distogliere gli occhi dai propri interessi. Le pagine del dominio mostrano come sia possibile raggiungere lo scopo senza rompersi la testa sui codici sorgenti e nella selva dei tanti linguaggi della programmazione, ma sforzandosi di padroneggiare programmi semplici e gratuiti in grado di tradurre al meglio gli intenti che muovono le nostre iniziative.